Monumenti a pezzi.
A Panicale si celebra la sagra dell'indifferenza.La chiesa di Santa croce ai cappuccini ridotta a un cumulo di macerie e in un completo stato di abbandono
di Dario Moricone
Panicale, provincia di Perugia. Un paese ricco di storia con tanti monumenti. Qualcuno però è stato dimenticato per troppo tempo. Santa Croce è un esempio di come un patrimonio artistico di inestimabile valore venga abbandonato, oltraggiato saccheggiato e lasciato a se stesso per decenni.
Sulla collina che domina Panicale sorgeva un florido convento di cappuccini, con terreni coltivati e una splendida chiesa trecentesca. Subito dopo l’unità di Italia tutta l’area venne requisita e i frati furono cacciati. La chiesa venne trasformata in un cimitero e a quest’uso vennero adibite le zone circostanti. Fino al 1978 quando fu tumulato l’ultimo defunto, perché nel frattempo a Panicale era stato costruito il nuovo cimitero.
Nel corso degli anni una serie di furti hanno spogliato la chiesa degli arredi sacri, mentre la mancanza di manutenzione iniziava a pesare. Nel 1972 i proprietari del fondo dove sorgevano i resti del convento dei cappuccini demolirono le strutture rimanenti per farne materiale da rivendere.
Nel 1996 l ’associazione Pankalon lanciò il primo grido d’allarme quando le prime crepe iniziavano a comparire nella volta della chiesa. Intanto all’interno del cimitero una cappella storica crollava, mentre erbacce e il più totale degrado davano all’area un aspetto lugubre.
Nel 2002 il primo crollo. La volta si sbriciola e viene giù. Il comune decise di chiudere tutta l’area e impedirne l’accesso, ma non una sola lira venne impegnata per limitare i danni e salvare il salvabile. Molti panicalesi hanno ancora i loro cari sepolti nel cimitero, ma i sigilli impediscono le visite. Dopo numerose proteste il comune ha concesso l'entrata solo per il 1 e il 2 novembre.
A tutt'oggi la situazione è cambiata solo in peggio. Raggiunta al telefono il sindaco Luciana Bianco ci ha annunciato che finalmente qualcosa si starebbe muovendo. La regione avrebbe autorizzato un cospicuo finanziamento per il recupero dell'area. A questi soldi si aggiungono i fondi stanziati dallo stesso Comune.
Un intervento si spera decisivo, ma che arriva colpevolmente in ritardo come ci dice Virgilio Bianconi, presidente dell'Associazione Pankalon: "Se si fosse intervenuti nel 1996, quando per primi lanciammo l'allarme, oggi non saremmo a questo punto e l'intervento sarebbe costato molto ma molto meno".
Inserito il 09/03/2005 alle ore 21.20
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