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Un fiume di video invade la rete, ecco chi ci guadagna
Brightcove, società americana che si occupa di Iptv, ha stipulato accordi con i grandi ‘old media’ per la diffusione di televisione autoprodotta
Ancora sul tema Iptv o televisione su internet. Tutti ne parlano, perlopiù in termini di nuove tecnologie disponibili, acquisizioni, ecc. Ma il vero problema resta quello dei contenuti: cosa si vedrà sui canali online?
Secondo la società , specializzata in servizi per la tv via internet, lo sviluppo della Iptv sarà legato a fattori tecnologici (accesso alla banda larga, diffusione di strumenti portatili, ecc.) ma anche allo sviluppo di contenuti nuovi, i cui autori non saranno più gli specialisti –leggi giornalisti - ma gli utenti. In questo modo, l’offerta della Iptv sarà così vasta da essere paragonabile all’offerta di internet… Insomma avremo tanti canali tra cui scegliere, quante pagine web.
L’idea sulla quale nasce nel 2004 questa azienda americana di Cambridge, Massachusetts, è di trarre profitti da quel gigantesco fiume di video che circola in rete oggi. E’ un mercato che fa gola a molti, e tra questi anche a un gigante come Google. Ma come si guadagna? La risposta è semplice: con la pubblicità. I cui proventi vengono divisi per tre, tra chi crea il video, chi lo ospita online, e Brightcove, che li ha messi in relazione.
Qualche esempio di come funziona il sistema. Brightcove ha stipulato un contratto con il New York Times, per la diffusione di contenuti video all’interno del sito ovviamente di proprietà del Times stesso). “Brightcove ci permette di pubblicare maggiori quantità in minor tempo”, ha detto Scott Meyer, direttore di About.com. A gennaio di quest’anno, la pubblicità sul sito era cresciuta del 22% rispetto allo stesso mese del 2005.
Un altro accordo ha riguardato la Reuters, ed ha permesso all’agenzia di stampa britannica di offrire tramite la tecnologia di Brightcove sul suo sito fino a 20 video al giorno su temi d’attualità.
I vantaggi di questo sistema sono notevoli: bassi costi di produzione (specie se si fa ricorso ai prodotti “amatoriali” creati dagli utenti) e distribuzione (non c’è bisogno di antenne, satelliti, ecc.), a fronte di un pubblico potenzialmente molto vasto. Vantaggi che i network americani hanno già compreso, mentre in Italia l’idea stenta a prender piede.
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