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Si chiama Ip-Tv promette più canali e interattività
La televisione naviga on-line, ma non è più la stessa
In arrivo programmi e film anche sui telefoni cellulari
di Carlo Manca

Il futuro di Internet si chiama televisione. Se non tutti sono d’accordo, di sicuro la pensano così le aziende di telecomunicazioni, i cui investimenti nella tv digitale sul web (la cosiddetta IpTv) si contano in centinaia di milioni di euro.

I telefoni fanno shopping
In tutto il mondo sono soprattutto le compagnie telefoniche ad offrire tv tramite Internet. Il motivo? Le potenzialità di questo nuovo mercato. Ma anche il fatto che oggi con un software e pochi accessori si può telefonare su Internet con ottimi risultati e a prezzi irrisori; e per le aziende, far soldi con le telefonate diventerà sempre più difficile.
In Italia, il pioniere della IpTv è stato Fastweb (fibra ottica), quindi è arrivata Telecom (con l’Adsl). E i contenuti? La scelta per ora è soprattutto quella di prenderli in affitto dai network tradizionali. Il pacchetto di Telecom, per esempio - partito il 2 dicembre in 4 città-prova - offre tra le altre cose l’intera programmazione di La7.
Anche un’azienda di telefonia mobile come 3 ci si è buttata. La sua scommessa è portare la tv sui (video)cellulari, sfruttando la tecnologia Dvb-h (digital video broadcast handheld). Può sembrare una scommessa arrischiata, se consideriamo che guardare i siti ed e-mail sul telefonino incontra ancora grosse difficoltà.  Ma l’ultima tecnologia (detta Wibro) promette di portare la banda a 20 mega e oltre, sfruttando lo stesso protocollo di Internet. In queste condizioni, guardare un film sul telefonino sarà come vedere un dvd, dimensioni dello schermo a parte.
La 3 ha appena stipulato un accordo con Mediaset per trasmettere il pacchetto di partite “Premium” (che ora va sul digitale terrestre e comprende serie A e Champions League) per il 2006-2007. E anche la Tim a breve inizierà a passare la programmazione Mediaset.
A tutto ciò aggiungiamo che 3 ha anche acquistato Canale 7, piccola rete analogica dotata di una licenza nazionale. Questo vuol dire che i contenuti, la compagnia di Hong Kong potrebbe in futuro farseli in casa.

La tv dal basso
Stabilito che la tecnologia tende a migliorare e diventa sempre più economica, il vero campo di battaglia dei prossimi anni saranno i contenuti. In questo senso, una direzione radicalmente diversa, se non opposta, a quella delle aziende di telecomunicazioni, è stata quella scelta da Tiscali.
Il provider sta infatti progettando un’offerta che non si limiti a riprodurre la programmazione già esistente (se non quella delle tv locali), ma che veicoli i contenuti prodotti dagli utenti. Un po’ come che fa già ora il sito My-tv, che mette in rete gratuitamente una serie di filmati amatoriali. E come fanno i video-blog, che ormai spuntano a centinaia sulla rete.
A ben guardare, si tratta di una scelta che interpreta la realtà più vera di Internet, dove ciò che funziona è il modello “dal basso verso l’alto” tipico  dei blog o dei siti che fanno incontrare le persone come MySpace.com: un modello in cui i contenuti vengono immessi senza alcun filtro, a differenza di ciò che accade oggi col broadcast (in cui relativamente pochi  soggetti decidono ciò che deve/non deve essere pubblicato). 

Com’è, e come sarà
C’è baraonda nel mondo dei media. Tutti avvertono che tutto sta cambiando, e in fretta. Ma nessuno sa dire dove andremo. Certo, sarà il caso di dimenticarci delle esperienze attuali, quei quadratini inguardabili e che si fermano sempre e che costituiscono ancora per molti l’unica esperienza di tv sul web.
La tv su Internet sarà tutt’altro. Intanto non si vedrà solo sul pc o sul cellulare. Con un aggeggio chiamato set-top-box, è già oggi possibile vederla su uno schermo televisivo. Come adesso, quindi? Non proprio. L’IpTv permetterà di vedere tutte le televisioni già esistenti. O di vedere film. Tra Fastweb e Telecom, gli abbonati hanno già ora a disposizione un catalogo di circa 10.000 film, da scaricare quando si vuole.
La Internet Tv sarà poi interattiva, e questo permetterà di fare molto cose: sul piano del commercio elettronico (il t-commerce), ed è questo lo sviluppo a cui guardano con più interesse le aziende. Ma anche su quello meno esplorato finora dei servizi per l’utente, e in questo campo le possibilità saranno senza dubbio vastissime.
Infine si potrà, mentre si guarda la tv, telefonare (gratis o quasi) e navigare online a velocità supersonica.

Ritorno al futuro
Il problema delle nuove tv sul web è stato finora la scarsa diffusione della banda larga e di conseguenza il basso numero di abbonati. Ma in Europa oggi ci sono già quasi 60 milioni di collegamenti in banda larga, che vanno da 4 a 20 mega, e la crescita è costante. Questo vuol dire che probabilmente nel giro di pochi anni questi nuovi soggetti un po’ misteriosi saranno in grado di competere con i network tradizionali in termini di raccolta pubblicitaria.
Ma la grande novità sarà rendere i contenuti indipendenti dal mezzo. Le nuove tecnologia tendono infatti alla convergenza tra diversi strumenti. Quando la banda larga sarà diffusa capillarmente, potremo scaricare qualunque contenuto multimediale sul pc o sul telefonino, oppure vederli sul normale televisore di casa nostra (o magari sull'iPod video). Per questo le aziende progettano un’offerta a pacchetti (di film o partite di calcio, per esempio), dei quali usufruire dappertutto e in qualunque momento.

Rose e fiori, ma anche spine
Se tutti sono d'accordo nel ritenere la tv il futuro di Internet (e viceversa), pochi sanno dire cosa realmente significherà guardare la televisione tra cinque o dieci anni. Non ci saranno più palinsesti, o meglio ciascuno si farà un palinsesto personalizzato. Per renderci conto del cambiamento, pensiamo solo a come i telegiornali della sera scandiscono la nostra vita quotidiana.
Ma non tutti sono certi che la web tv passerà senza colpo ferire dal modello "passivo" (come è oggi) a quello "attivo". Visto l'attivismo delle vecchie aziende nel contrastare i modelli di fruizione dei contenuti online più comuni (come la battaglia contro il peer-to-peer delle major discografiche), per alcuni è possibile che ci sarà un nuovo tentativo di controllo dall'alto dei contenuti.
La preoccupazione dello scrittore americano Howard Rheingold (intervsita ad Alessandro Longo sull'Espresso n. 52-2005), è che si vada verso una trasformazione degli "utenti Internet in consumatori televisivi, passivi, non più creatori". Esattamente il contrario di ciò che il nuovo web (o web 2.0) promette - e per molti versi già offre: strumenti di socializzazione, partecipazione e cooperazione. Senza licenze o limiti, se non quelli della creatività.

 
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