Google e gli altri, la caduta degli Dei
Il crollo del 2000 è lontano, ma la new economy è ancora piena di insidie
di Carlo Manca
Il mercato non si fida più di Google? Tra gennaio e febbraio, il più noto motore di ricerca su internet crolla a Wall Street. Il titolo perde in una giornata quasi dieci punti percentuali, ossia, in termini di capitalizzazione, qualcosa come 10 miliardi di dollari. E sulle piazze europee non si può dire che le cose per l’azienda americana siano andate meglio.
Il motivo di questo repentino calo di fiducia da parte degli investitori: i risultati del quarto trimestre 2005. Per la prima volta dal suo debutto in Borsa, avvenuto nel 2004, Google ha prodotto dati inferiori alle attese. Attenzione, non utili di segno meno, ma un semplice calo delle aspettative di guadagno: più 1,22 dollari netti ad azione, anziché gli 1,78 attesi dal mercato. In totale quindi 372 milioni di dollari, meno dei 381 milioni registrati nel terzo trimestre dello scorso anno. Nell’ultimo trimestre 2004, Google aveva fatto utili per 204,1 milioni di dollari. Ma quel che è più importante, negli ultimi 5 trimestri aveva sempre superato le attese.
Le cause profonde del tonfo di Google non trovano tutti d’accordo. Intanto i vertici dell’azienda l’hanno giustificato con i forti investimenti annunciati e un inasprimento delle condizioni fiscali. Ma secondo molti analisti la società avrebbe ormai raggiunto il livello di saturazione. Google esordì in Borsa nel 2004 partendo dalla base di 85 dollari. Lo scorso 11 gennaio il titolo ha superato 475 dollari mentre ora vale circa 100 dollari di meno.
Per molti è difficile che possa fare meglio, nonostante la ricerca, da parte dell’azienda, di sempre nuove occasioni di investimento (soprattutto in Cina). L’altra campana è quella che giunge da alcune case d’affari come Goldman Sachs, Prudential e Bear Stearns, che consigliano ancora di acquistare. Solo Ubs ha abbassato l’indice di fiducia nell’azienda americana.
In realtà il caso Google non è isolato. Si avverte infatti un momento di disorientamento in quasi tutte le società che lavorano con internet, da Yahoo (il principale concorrente della società di Mountain View, California) a E-Bay ad Amazon. Niente a che vedere con il crollo della new economy del 2000, come è dimostrato dai dati delle ultime vendite natalizie online: più 30% rispetto all’anno precedente, dovuto alla maggiore fiducia della gente nel commercio elettronico e alla diffusione della banda larga.
Tuttavia il problema delle aziende “dot-com” rimane sempre lo stesso: la concorrenza. Così spietata da costringerle a enormi spese di marketing e nuovi investimenti. Mentre a fronte di questi costi, per le società è facilissimo perdere clienti: basta un clik.
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