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Il pass verde. Speranza di vedersi un film

Se la mostra del Cinema di Venezia fosse un inferno dantesco, “quelli dei pass verdi” non avrebbero neppure un girone tutto per loro

di Alessia Mari

pass

Inserito a agosto 2006

Lasciate ogni speranza, che tanto non entrate! Quelli dei pass verdi, alla Mostra del Cinema di Venezia, si sentono un po’ come in un limbo. Ore ed ore ad aspettare in fila. Ma resistono, perché il verde vuol dire speranza. Speranza di entrare ad almeno una delle proiezioni che ci si era prefissati di non perdere.
Pass verdi, nel gergo degli organizzatori, vuol dire “pass cinema”. Eppure, quelli che ce l’hanno, in sala riescono ad entrarci meno degli altri. Sono giovani universitari, anziani iscritti a circoli e associazioni culturali, veri appassionati delle pellicole d’autore. Bivaccano per ore sotto il sole cocente o tra le nebbie vischiose dell’alba della laguna pur di non perdersi le prime visioni a loro dedicate.


Ma chi ha deciso il calendario delle proiezioni non è stato molto carino con loro. Eppure pagano di tasca propria, sono loro che tirano avanti la carretta del cinema italiano. Hanno pagato 130 euro per avere il pass verde. Ma scoprono che, se vogliono vedere l’unica proiezione del Flauto Magico di Kennet Branagh a loro dedicata, devono essere già in fila alle 8 del mattino. Poco male. Se non ci fosse tra loro qualche appassionato Lynchiano. Perché allora il colpevole cinefilo non potrebbe abbandonare il Lido prima delle 2 del mattino successivo. È allora infatti che finisce l’unica proiezione di INLAND EMPIRE dedicata ai pass verdi. Quindi, per rimanere devoto al Maestro, il linchyano esce dalla sala con gli occhi allucinati e appiccicaticci poco prima dell’alba. Una faccia giallognola per la stanchezza che fa pan dan con il suo pass verde.


E intanto i “pass press”, i magici pass della stampa, gli sfilano davanti, con le loro comode proiezioni di mezzogiorno, o della prima serata. Che li lasciano liberi di andare a feste e festini. Chissenefrega dell’articolo da scrivere per il giornale del giorno dopo. Faranno un riassunto del commento di Ciack.
Poveri pass verdi! Persino il “pubblico”, che compra un biglietto alla volta e fa guadagnare di più gli organizzatori, ha il diritto di arrivare a film già iniziato, e di scalzarli dal bel posticino strategico guadagnato con un’ora e mezza di appostamenti.


Ma lo smacco più grande è vedere l’attricetta-shampista-velina che, senza fare alcuna fila e senza avere nemmeno la decenza di un pass, ma anzi agevolata dai buttafuori che la difendono dai pericolosi tipi col pass verde, sfila sul tappeto rosso per la proiezione di gala della sera, sorride languida a qualche fotografo, e poi si siede vicino a un tipo buffo con occhiali neri e capelli vistosi, per vedere accanto a lui il film che ha girato. E, ingenua, sbatte gli occhioni e chiede: “Lynch chi?...”.