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Casanova una vita come un film

Girato tra i canali di venezia, in anteprima alla 62esima Mostra del Cinema, il nuovo film su Giacomo Casanova racconta un mito tutto italiano: quello dell'irresistibile seduttore

di Alessia Mari

casanova

Inserito a Maggio 2006

I critici hanno storto il naso, perchè gli accenti, nella versione inglese del film, sono tutti sbagliati. Ma Lasse Hallström ha fatto il miracolo: ha dimostrato che si può girare la vita del più celebre latin lover della terra senza mostrare nemmeno un centimetro di pelle. Perché sotto i broccati dei costumi di scena c’è tutto quello che serve alla storia: amori, equivoci, scambi di persona, promesse di matrimonio, inseguimenti, condanne a morte evitate per un soffio, inganni degni della più irriverente commedia. La leggerezza delle pellicole moderne per un film che assomiglia a uno spettacolo teatrale.

Cartoline da Venezia

Per “Casanova” Hallström ha ricreato l'atmosfera di una Venezia gioiosa, carnevalesca, fantastica. Fuori dal tempo. Ogni scena è un’istantanea della laguna, con luci e ombre a pelo d’acqua. La troupe ha potuto girare dove nessuno aveva mai osato metter telecamera. Nella bolgia frenetica del carnevale, ad esempio. Per il protagonista, Heath Ledger, “girare a Venezia è stato come recitare in un museo”. Jeremy Irons è perfetto nella caricatura del vescovo inquisitore. E a Sienna Miller sta a pennello la parte della donna emancipata, sorda alle lusinghe del belloccio ingannatore, dopo un’estate passata a bacchettare l’ex marito Jude Law, reo d’aver corteggiato la baby sitter.

Un avventuriero, un libertino, uno scrittore

“Un Ercole di due metri, con un colorito africano e due occhi vivaci che rivelano suscettibilità, inquietudine e rancore". Questo era Giacomo Casanova secondo le cronache d’epoca. Nato nel 1725, figlio illegittimo di un nobile veneziano, girò per le corti d’Europa, ottenendo favori e procurandosi molti nemici. Giocatore d’azzardo, si narra fosse un agente segreto dei Gesuiti. Fondò imprese e giornali, e introdusse il gioco del lotto in Francia. Famosa la sua rocambolesca fuga dai Piombi, il carcere di Venezia, la notte del 31 ottobre 1756. L’Inquisizione lo aveva imprigionato per massoneria, eresia, magia. E per una malcelata dose di libertinaggio. Non bello, sosteneva di avere un fascino capace di ammaliare uomini e donne. Abile mentitore, nelle sue memorie calava gli anni alle sue conquiste, spesso signore di una certa età. Fece della sua vita un’opera d’arte. Nel 1787 assistette al “Don Giovanni” di Mozart, e suggerì per la trama alcuni passi ispirati alla propria vita. Una curiosità frenetica lo trascinò fino alla morte, che arrivò in Boemia nel 1798. Fino all’ultimo trascrisse le sue memorie, per non cedere alla malinconia di una vecchiaia fatta di pochi soldi, salute malferma e troppi ricordi. In quelle pagine fitte, pubblicate oggi col titolo di “Storia della mia vita”, osserva con amara ironia ciò che egli fu: un seduttore, un impostore, un vagabondo. Sognando di ricominciare da capo.