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L'amore è una forza della natura
Così recita la locandina Di Brokeback Mountain. Sopra la scritta, il profilo di due uomini innamorati. Due paia di occhi bassi, nascosti sotto la tesa del cappello da cowboy, per fuggire lo sguardo di rimprovero dell’America anni ’60
di Alessia Mari |

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Inserito ad Aprile 2006
Brokeback Mountain è un film silenzioso, ambientato tra l’eco delle valli del Wyoming e lo scroscio d’acqua dei suoi fiumi. Ma, da quando è comparso, non ha mai smesso di far rumore. Un bel po’ di chiasso. Cominciato allo scorso Festival di Venezia, dove i due cowboys innamorati, Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, hanno preso al lazo, sotto gli occhi stupiti della laguna, il Leone d’oro. E proseguito nello Utah, dove alcuni cinema dello stato ultraconservatore americano si sono rifiutati di proiettarlo. Di contro, pare che in un cinema di Napoli i gay potessero entrare pagando il biglietto a metà prezzo. Poi, ci sono stati i 4 Golden Globe vinti a gennaio: miglior film drammatico, regia, sceneggiatura e canzone originale. E ora, la cerimonia degli Oscar.
Ci sono due cowboys, ma il western non c’entra niente. Per Ang Lee, regista taiwanese capace di cogliere lo spirito occidentale come già aveva saputo fare in Ragione e sentimento, Brokeback Mountain è semplicemente una grande storia d’amore. Come ogni storia romantica, per realizzarsi e diventare epica ha bisogno di forti ostacoli. L’ostacolo di Ennis e Jack è il west America. Una terra legata alla tradizione e legata dal machismo. Ogni loro sentimento, ogni emozione devono nasconderla. Come qualcosa di prezioso che non si possono permettere di esprimere. Come Romeo e Giulietta. Un dramma d’amore. Perché non ci sono solo Ennis e Jack, nel film. La storia di Brokeback Mountain è la storia di tutti quelli che ruotano attorno al mondo di questi innamorati scomodi. Mogli ferite, esterrefatte o distanti. Datori di lavoro vili e volgari. Madri pietose. Figli pieni di silenzi e affetto.
Ennis e Jack possono permettersi solo emozioni racchiuse in piccoli gesti, annegati nell’immensità del cielo azzurro sopra i pascoli, dei pochi giorni che riescono a ritagliarsi per sé, di anno in anno. Paesaggi freddi e cristallini. Puri, come il sentimento che tra loro nasce inaspettato, e devastante. Piccoli gesti di tenerezza e brevi esplosioni di passione da relegare in una realtà parallela a quella quotidiana. La rabbia e la delicatezza. L’attesa e la nostalgia. Gli unici modi in cui Ennis e Jack possono dare vita alla loro storia.
Il senso di questo amore ce lo rivelano le note della colonna sonora: A Love That Will Never Grow Old. Un amore che non invecchierà mai. Perché non gli sarà data l’opportunità di invecchiare. Di crescere e maturare alla luce del sole. Per Jack e Ennis esiste solo l’ombra delle valli del Wyoming, Altri amori “normali” arrivano, passano, scivolano addosso. Ma non riescono a scalfire quello mai consumato nella quotidianità. Per vent’anni vivranno insieme. Separati. Per vent’anni quelle valli rimanderanno l’eco della stessa frase. Non deve saperlo nessuno.
Non è un film storico, non è fiction. In molte zone d’ombra d’Italia si nasconde ancora qualcosa di quegli Stati Uniti degli anni ’60 così chiusi, così impauriti da due esseri che si amano. Quella stessa inspiegabile ombra che oggi fa distribuire il film come “vietato ai minori di 14 anni”. Solo perché ci sono due uomini che si baciano e si consolano. Amore. Nel film c’è una frase che aleggia irrequieta per vent’anni, sospesa nell’aria rarefatta del Wyoming, che non viene mai pronunciata, sotto le tese basse dei due cappelli da cowboy. Non riesce a risuonare, pura come vorrebbe, come sgorga dal cuore di ogni innamorato. Tre parole, sfiancate dal conformismo, dal pudore, dalla vergogna, dalla paura. Io ti amo.
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