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Il moltiplicarsi di semplici strumenti digitali permette a chiunque di trasformarsi in cronista e di essere sulla notizia.
Citizen Journalism: L’informazione fatta dai Lettori
di Dario Moricone

Pochi minuti dopo l’esplosione del deposito di Hemel Hampstead a 40 km da Londra la BBC riceveva la prima delle oltre 6500 mail contenenti foto e video dell’evento inviate da comuni cittadini presenti sul luogo. Materiale che è stato ampiamente utilizzato per la copertura del fatto, come testimonia Pete Clifton, capo del settore News interattive di BBC. Un vero e proprio record se si pensa che nella giornata degli attentati terroristici a Londra, il 7 luglio scorso, la stessa BBC aveva ricevuto “solo” un migliaio di mail.

Il citizen journalism è una realtà di fatto che si sta imponendo grazie all’evoluzione dei sistemi digitali: “Armati di semplici tool per la pubblicazione sul web, connessioni 24 ore su 24 a internet e strumenti portatili come telefonini, foto e tele camere, il pubblico della rete sta diventando un protagonista nella creazione e nella diffusione di notizie” Lo affermano Shayne Bowman e Chris Willis autori di “We the Media” per il “Media center at the american press institute.

Stiamo attraversando una fase di transizione dove il flusso delle notizie non sarà più solo del tipo Giornalista ---> Pubblico ma anche Pubblico ---> Pubblico. Questa svolta epocale non è solo frutto di uno sviluppo senza precedente della tecnologie della comunicazione, ma anche e sopratutto di una diffusione massiccia di questi strumenti. Le persone sono sempre più interconnesse tra di loro, comunicano via chat, attraverso i blog, diffondono notizie locali o globali attraverso internet, creano notizie e hanno la possibilità di diffonderle. Il pubblico per la prima volta crea l’agenda.

“Il citizen media è un trend che i media tradizionali iniziano a riconoscere come importante. Con una certa riluttanza stanno tentando di capire come far evolvere i loro sistemi da un autoritario approccio dall’alto verso il basso a un rapporto integrato e collaborativo con il proprio pubblico” affermano Shayne Bowman e Chris Willis.

D’altro canto il giornalismo partecipativo è un argomento vastissimo e sono molteplici le maniere di interpretarlo. La visione più estrema è quella che il comune cittadino si faccia carico per intero della creazione delle notizie editando liberamente i contenuti, ma non tutti sono proprio d’accordo. “Siamo tutti cittadini, ma non tutti sono giornalisti e il termine citizen journalism non è appropriato – afferma Steve Safran direttore di digital media al Necn (New England cable news) – il Giornalismo richiede più di una persona e ha bisogno di una struttura che lo sostenga capace di “cucinare” una notizia, porsi domande, sfidare i luoghi comuni. La maggior parte dei blog sono pieni di commenti, a volte buoni a volte no, ma queste opinioni troppo spesso sono presentate come fatti. Il giornalismo partecipativo deve essere una conversazione ordinata e non un caos dove tutti urlano la propria. Meglio indirizzare il pubblico su argomenti scelti dalla redazione, dando a chiunque la possibilità di interagire su questi, offrendo la propria testimonianza con video foto e storie. Ma è scontato che ogni cosa prima di essere pubblicata debba essere monitorata ed eventualmente corretta dalla redazione”.

Chi lascia mano libera sui temi è il sito coreano Ohmynews. Una redazione di giornalisti professionisti controlla il materiale che le migliaia di citizen journalist mandano quotidianamente al sito scegliendo le storie da pubblicare. “Nessuna notizia viene messa online senza che sia prima stata attentamente vagliata e verificata dalla nostra redazione – afferma Jean K. Min direttore di Ohmynews International – E’fondamentale per guadagnare credibilità con il nostro pubblico. Noi crediamo che i bloggers possano lavorare meglio con l’assistenza di giornalisti professionisti che li aiutano a migliorare sotto tutti i punti di vista, d’altro canto crediamo anche che il continuo dialogo con il pubblico sia di aiuto ai giornalisti e al mondo dei media che riceve in questo modo nuovi input per lavorare sempre meglio”.

 
     
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