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Questi ministri!

Bella la cerimonia di apertura. Peccato per la festa rovinata da un paio di episodi che non rientrano esattamente nello spirito sportivo. Ma quasi nessuno se ne è accorto. The show must go on…

di Alessia Mari

silvanoagosti e monicelli

Episodio 1: il pasticcio dei biglietti
Primo ostacolo allo spirito olimpico: la biglietteria. In uno slancio di ottimismo, l’organizzazione aveva fissato il prezzo dei ticket un po’ in alto: 80 euro per i posto più ambiti del Palaolimpico, 50 gli altri. Comunque, qualcuno deve aver messo mano al portafoglio, perché era lunga la fila allo sportello dedicato al ritiro dei ticket prenotati on line.
Ma già nel pomeriggio avevo notato uno strano avviso, scritto in tutta fretta col pennarello rosso: “Biglietti apertura: 20 euro”. Strano. Forse gli organizzatori si erano resi conto che questa non è l’olimpiade dei vip e degli sponsor, la Torino 2006 del tutto “sold out”, ma la più semplice Torino 2007 degli universitari, quelli per cui 80 euro significano ancora centosessantamilalire, un sacco di soldi. Quindi, per non rischiare di avere un palazzetto semivuoto, la decisione: prezzi stracciati poco prima dell’inizio della festa.
E pazienza se chi faceva la fila a sinistra si rodeva il fegato perché doveva aspettare una buona mezz’ora per poter sborsare gli ormai già promessi 80 euro, mentre alla loro destra sfilavano, felici veloci e contenti, tutti quelli che erano arrivati all’ultimo momento, ottenendo l’ambito biglietto all’inaspettato prezzo di 20, o perfino 10 euro.
Si rodevano il fegato pure i bagarini, che hanno dovuto abbassare i loro prezzi. Ho visto goliardi accettare di prendere 30 euro per un biglietto comperato in più, che a loro, ignari, era costato i sudatissimi 80. Ma tant’è, chissenefrega degli universitari. L’Universiade comincia.

silvanoagosti e monicelliEpisodio 2: Un ministro molto poco sportivo ( e molto poco poliglotta).
Bella la cerimonia di apertura. Bella la “Principessa delle Nevi”, Magda Gomez, valletta brasiliana approdata qui direttamente da Markette. Belle le 52 squadre che sfilano con le loro bandiere colorate e le tute scintillanti, dalla A di Allemagne in giù. Bella la fiaccola portata dall’ultimo tedoforo, Livio Berruti, un giovanotto di 67 anni che ne avevo 20 quando vinse i 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960. Peccato che il fuoco fosse finto. Bello, o forse un po’ pietoso, il siparietto di Buffon e Andrew Howe, campione europeo di salto in lungo, che cavalcavano grosse spine di plastica nel non meglio precisato intento di “dare energia” alla serata. E poi la musica, i ballerini, le luci, il trasformista Arturo Brachetti, che ha accettato di cambiarsi d’abito per tre volte, senza esigere, speriamo, compensi milionari.


silvanoagosti e monicelliInsomma, un sacco di colori. Qualcuno, però, evidentemente stonava. Quelli dello striscione che alcuni ragazzi avevano appeso ad una balaustra, per esempio. Niente di scioccante, solo un po’ di spray di protesta contro i tagli all’università, sono ragazzi. Ragazzi persino più gentili di quelli che, nel pomeriggio, avevano accolto a suon di uova marce il ministro Padoa Schioppa, atteso per una conferenza all’università. Lo striscione era pure creativo: lo slogan delle universiadi, "torino, crazy 4 U", era stato cambiato in un "mussi, crazy is U", con una faccetta di Mussi disegnata a mo’ di cartone animato. Ma il ministro dell’università, presente in sala, o qualcuno più realista di lui, non ha gradito. Tanti bravi solerti poliziotti sono intervenuti. Via lo striscione. E già che ci siamo, via pure i ragazzi.
silvanoagosti e monicelliPeccato. Perchè se fossero rimasti, avrebbero ascoltato il “loro” ministro pronunciare il discorso di apertura dei giochi. In un inglese pessimo e stentato. Che a loro non avrebbe fruttato manco un misero 18. Il ministro dell'università. Davanti a migliaia di universitari da tutto il mondo. Ma tant'è, Mussi dopo un minuto se ne era già andato.
Pochi minuti e in pista già ci sono i Negrita che rotolano verso sud. The show must go on. Anzi, lo show è finito. Tutti a casa. Con 80, o 20 euro in meno nel portafoglio. E la consapevolezza che, in tutto questo, qualcosa di “crazy”, c’è...

 

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