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Torino è bellissima. Da domani di più

E' Nella città delle Olimpiadi Invernali del 2006 si ritorna a giocare con ghiaccio e neve. A far tornare tutti in pista sono le Universiadi, i giochi olimpici dei collegiali di tutto il mondo

di Alessia Mari

silvanoagosti e monicelli

Meno uno. Ancora un giorno e Torino tornerà di nuovo a essere bellissima, più del solito, come un anno fa. Dodici mesi dopo le Olimpiadi Invernali, un’altra valanga stravolgerà per dieci giorni l’aria che tira in città. Arrivano le Universiadi. Atleti, universitari di tutto il mondo, atterrano, stanno atterrando, o sono già arrivati a Torino e nelle Valli Olimpiche, per sfidarsi a suon di pattini che sfilano sul ghiaccio e di sci che scivolano sulla neve.
Che è pochina, per ora. La primavera anticipata fa fiorire gli alberi e sciogliere le piste, ci sono un po’ di problemi su a Bardonecchia e gli ambientalisti già protestano per le quintalate di neve artificiale che servono a salvare le discese libere. Ma domani tutto sarà pronto: la torcia olimpica disegnata da Giugiaro e partita da Torino a inizio dicembre sta per tornare a casa. Ha solcato tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Ora è già in giro per le città universitarie del Piemonte e domani farà il suo ingresso trionfale in città, per la serata di apertura dei Giochi.
Nessun ministro a farsi lustro in platea, stavolta. Ma i torinesi pare che non vedano l’ora. Torino è bellissima. Un fruttivendolo in centro l’ha scritto con la vernice, sopra una vetrina di mele rosse. “Eh, per dieci giorni se ne sentiranno di accenti e lingue diverse qui in città!”, mi dice con gli occhi che brillano Bartolomeo, il volontario giovane nello spirito che sta saltando la pausa caffè per plastificare il mio pass press fresco di stampa. Si vede che è contento. In fibrillazione. Senza di lui, e senza gli oltre 2 mila volontari che generosamente sono tornati in pista, la macchina delle Olimpiadi non funzionerebbe, e non avrebbe funzionato per il Giochi, “quelli veri”, di dodici mesi fa.
Universitari e pensionati. Per allungare il curriculum, per spendere tempo, per passione, per gioia di stare “in mezzo” a quello che succede in città. Sono qui, e aiutano. Chiacchierano. Ti intrattengono mentre la stampante ancora non si decide a sputare la foto scattata al volo dall’altra volontaria, quella che rilascia i pass e ti immortala con una bella macchina digitale ultimo modello collegata al pc. Un meccanismo perfetto. Certo, a volte le informazioni si accavallano, si contraddicono, c’è un po’ di confusione, ma prima o poi nevicherà, non c’è dubbio.
E intanto domani si comincia. Anzi, qualcuno ha già cominciato. Primo alzabandiera al villaggio olimpico (che ha pure un suo sindaco eletto apposta) l’altro ieri, sulle note del Gaudeamus Igitur. L’inno internazionale dello sport universitario ha squillato per i ragazzi della delegazione russa, i primi ad arrivare. Ne ho incrociati un paio al supermercato, compravano patatine ed erano un po’ spaesati tra gli scaffali, ma il pass e la tuta olimpica davano loro la certezza di essere, in qualche modo, a casa loro.
Torino è casa mia. È il titolo del libro di Giuseppe Culicchia, scrittore torinese che apre gli incontri letterari che accompagneranno questi dieci giorni di vortice bianco in città, insieme a eventi, concerti, notti bianche e notti in bianco. E sarà anche la parola d’ordine per i quasi 3 mila atleti che stanno scivolando qui a Torino da 50 paesi del mondo.
Sci, snowboard, pattinaggio, hockey. E il mitico curling, che ha affascinato tutti ai Giochi del 2006, uno strano balletto a 4 in cui si fanno scivolare pietre grosse venti chili, uguali uguali a pentole a pressione, e le si convince a scendere fino in fondo alla pista a suon di olio di gomito e ramazza che scioglie il ghiaccio.
Neve e ghiaccio. 12 discipline per la caccia alle medaglie. Oval, Palavela, Palazzetto Olimpico e tutti gli altri luoghi della città che tornano a vestirsi di bianco. È tutto pronto. C’è pure la miss. Stavolta la festa sarà più raccolta, serena, e anche gli atleti se la godranno di più, diminuito com’è lo stress da medaglia che li faceva andare a letto presto a Torino 2006. un anno dopo è sempre Olimpiade, ma un po’ diversa. Si fa sport tra ragazzi, per divertimento e per far divertire. Suona di aria pulita. Aria di neve, quella che altrove non si trova più.

 

 

 
     
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