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Metti un fritto nel motore: l'olio di colza e il biodiesel
di Simone Turchetti

Un anno fa girava in internet una catena di Sant'Antonio con un invito di Beppe Grillo ad usare olio di colza al posto del gasolio. Era una bufala, ma qualcuno ci ha creduto. Ed è scoppiato il caso.

Per alcuni è un’idea geniale per risparmiare, per altri è solo un modo per distruggere i motori, per lo Stato è semplicemente una truffa. Sull’uso dell’olio di colza e del biodiesel come carburanti per auto le opinioni sono tante, ma spesso sono anche confuse.

 
  Innanzitutto, olio di colza e biodiesel non sono sinonimi. Il primo può essere impiegato puro o in miscela come combustibile per i motori diesel (il che costituisce reato), anche se è piuttosto dannoso per le parti meccaniche soprattutto per i motori più nuovi. I residui tendono ad ostruire i condotti, mentre la maggiore capacità solvente danneggia le parti in gomma.
Il biodiesel invece è un carburante ottenuto dalla lavorazione dell’olio di colza o da altri oli vegetali, e persino dagli scarti degli oli di frittura, ed è normalmente usato miscelato al gasolio di origine minerale.
biodisel  


Dalla pianta alla pompa
I vantaggi di questo carburante vengono soprattutto dal minor impatto ambientale rispetto a quello tradizionale: le emissioni nocive (mono-biossido di carbonio) sono scarse, quelle di zolfo inesistenti, mentre sono minori dell’85% quelle delle microparticelle. Il problema maggiore è invece, contrariamente a quanto si pensa, il costo di produzione: la quantità di carburante per ettaro di coltura non giustifica grandi investimenti, almeno allo stato attuale (negli Stati Uniti si sta studiando però il modo di ricavare olio dalla coltivazione di alghe). Secondo dati della Coldiretti, in Italia si producono circa 850 chili di biodiesel per ettaro, mentre un’auto consuma mediamente poco più di una tonnellata di carburante. Confrontando la superficie agricola disponibile (13 milioni di ettari) con il numero di vetture (34 milioni) si capisce che difficilmente si potrebbe rimpiazzare completamente il gasolio tradizionale con quello bio.

In Europa si viaggia bio, in Italia non ancora
Ciononostante, l’uso dell’ecocarburante in miscela viene visto con interesse. In Francia già dagli anni ’90 si produce il diester, un biodiesel ottenuto dalla colza, che viene addizionato in quantità tra il 5% e il 30% al gasolio tradizionale. Grazie a una sufficiente rete di distribuzione, oggi oltre un milione di vetture in Europa circola usando questo genere di miscele, soprattutto in Germania, mentre il Brasile, uno dei paesi che più punta sulla tecnologia dell’ecocarburante, punta a coprire con il biodiesel il 5% del proprio fabbisogno entro il 2007. E nel nostro paese? In Italia come si diceva è un reato l’uso privato di olio di colza per autotrazione, secondo il d.lvo 504/95, poiché costituisce un’evasione delle accise sui carburanti. La produzione di biodiesel è invece permessa, in ottemperanza a direttive europee, ma contingentata (duecentomila tonnellate la produzione ammessa per l’anno 2005). Il prodotto non è comunque venduto alla pompa ma miscelato, nelle raffinerie, al gasolio tradizionale. Nel 2000 lo scrittore e attore Jacopo Fo (ascolta l'intervista audio) ha aperto, presso il suo agriturismo Alcatraz, in provincia di Perugia, il primo distributore di ecodiesel in Italia. Un’esperienza breve, prima che la legge imponesse la chiusura della pompa, ma che ha dimostrato l’interesse dei privati in questo settore


Inserito il 15/05/2006 alle ore 21.20

 

 

 

 

 
     
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