L’agorà del tubo catodico. Il canale aperto di Berlino
Offener Kanal Berlin è il canale televisivo ad accesso pubblico della capitale tedesca. I programmi sono realizzati da volontari, che provengono da minoranze linguistiche e associazioni della città. Le spese sono pagate con una quota del canone televisivo regionale.
di Gabriele Flamma
Inserito il 07/07/2006 alle ore 11.20
“L’acceso garantito e non discriminato per il pubblico ad ogni modo di comunicazione è essenziale per la creazione e la preservazione di un processo democratico, elemento di guida per la costruzione di un’Europa unita e sostenuta dai suoi cittadini”. Il testo è tratto dalla Dichiarazione di Berlino, un documento presentato al Parlamentio Europeo nel 1997 e redatto dall’Open Channel for Europe, l’associazione che comprende i canali aperti dei paesi europei (www.openchannel.se/europe).
Ma che cos’è un canale aperto? E’ un’emittente televisiva a disposizione di ogni cittadino. Sostenuta economicamente dallo stato, ma gestita in maniera indipendente, con la partecipazione volontaria di singoli e associazioni. Nella maggior parte dei casi, le trasmissioni viaggiano via cavo.
I canali aperti nascono alla fine degli anni sessanta in Canada e negli Stati Uniti, sull’onda dei movimenti d’avanguardia dell’epoca. Un decennio dopo sbarcano nel veccio continente, più precisamente nel porto di Amsterdam, da sempre una delle città europee più aperte alla partecipazione dei cittadini in tutti i settori della vita pubblica.
In Germania i canali aperti (offene kanaele) esistono dal 1984. Oggi se ne contano 62, che trasmettono a diffusione locale e sono presenti in quasi tutte le regioni della Repubblica Federale Tedesca.
Il canale aperto di Berlino (www.okb.de) raggiunge 1 milione e 300mila persone ed è sovvenzionato col canone televisivo della regione di Berlino e Brandeburgo. In pratica, ogni famiglia berlinese paga un euro all’anno per L’Offener Kanal. Il denaro è amministrato dall’Autorità Regionale per la Comunicazione, istituzione che rappresenta differenti gruppi sociali in cui il governo statale è in posizione minoritaria.
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